37 – Sambèło da ròcoło
37 Sambèło da ròcoło
Anatemah
Suggestioni e ritmo, tra acustica ed elettronica. Un viaggio al termine dell’essenza umana, nel solco di una tradizione che fa del dialetto una porta d’accesso all’invisibile.
Trentasettesima produzione per nusica.org, associazione culturale che promuove e supporta artisti innovativi.
Il nuovo disco di Anatemah uscito il 18 ottobre 2025, è stato anticipato dalla pubblicazione del singolo Casoto il 10 ottobre.
C’è tutta la sperimentazione degli Anatemah in quest’ultimo lavoro in bilico tra sinestesia e metafora. Sambèło da ròcoło, titolo che riecheggia l’antico dialetto veneto, è infatti un omaggio alle radici del trio composto da Alessandro Fedrigo, Michele Tedesco e Gian Ranieri Bertoncini, ma anche un racconto simbolico, un viaggio tra le pieghe di un lavoro artistico essenziale.
La figura dell’uccello evocata dal “sambeo” è infatti una cifra dalla duplice anima, laddove il riferimento animale richiama un’idea di libertà, di spoliazione dalla norma, mentre il significato traslato (di sciocco, “zimbello”) si ammanta dei più nobili richiami surrealisti, con la stupidità come alternativa alle codificazioni, al quotidiano ignobile.
Niente di più attuale in un’epoca come la nostra, in cui “il sambeo” di turno, assoggettato ai dettami sociali, attira i suoi simili verso il baratro senza esserne consapevole, prestandosi ingenuamente a diventare una subdola trappola per generare finzione e stoltezza. Una reazione a catena infinita.
Non solo; l’immagine del volatile che attira altri con il suo canto condensa, anche, l’intento artistico del trio: creare un richiamo sonoro per uomo contemporaneo, spesso disperso in una realtà frenetica e frammentata.
In uscita il 18 ottobre 2025 per l’etichetta musicale nusica.org, il disco si avvale della collaborazione con il chitarrista e produttore Frank Martino, musicista visionario capace di espandere la profondità e l’immaginario sonoro del trio.
Dodici i brani che compongono l’album, i cui titoli (Dàghe!, Casòto, Tàsi e tira etc.) rievocano la genuinità dell’espressione dialettale, quella capacità di arrivare al cuore delle cose che sfugge alla lingua canonica, stretta nel perimetro di un’espressione univoca.
In questa prospettiva, anche la musica di Anatemah si fa linguaggio esplorativo, una miniera di suggestioni, immagini e suoni capace di dar vita a una certa idea di mondo. Non a caso il trio coltiva da sempre un’estetica definibile come “surrealismo quotidiano”: una trasfigurazione sonora della realtà, dove l’onirico e l’irreale si fanno strumenti per esplorare l’identità e l’esperienza personale più autentica.
Anatemah è un laboratorio sonoro in continua evoluzione, che cerca nel suono una forma di verità, e nel palco uno spazio rituale per una nuova relazione tra arte e vita. Un trio formato nel 2023 da Alessandro Fedrigo (basso elettrico), Michele Tedesco (tromba) e Gian Ranieri Bertoncini (batteria), uniti in un progetto che nasce dalla volontà di sovvertire le convenzioni musicali contemporanee e restituire alla musica una dimensione profondamente umana, intrecciando jazz, elettronica e sperimentazione sonora.
- Dàghe! (04:44)
- Casòto (03:45)
- Àspexe (05:25)
- Tàsi e tira (03:42)
- Rénto e frasche (05:54)
- No s’ciàpo de osèi (02:53)
- Pan e sałado (03:54)
- S’ciòpo con rincuło (03:25)
- Moła el can (05:21)
- Ła guardia forestàłe (03:29)
- Àreo el tordo (05:27)
- Mimetizà (03:13)
Alessandro Fedrigo | basso elettrico
Michele Tedesco | tromba
Gian Ranieri Bertoncini | batteria ed elettronica
Frank Martino | chitarra elettrica
Prodotto da nusica.org
Realizzato con il contributo di NUOVOIMAIE
Jazz elettroacustico, visione e radici
Anatemah è un trio formato nel 2023 da Alessandro Fedrigo (basso elettrico), Michele Tedesco (tromba) e GianRanieri Bertoncini (batteria). Il progetto nasce dalla volontà di sovvertire le convenzioni musicali contemporanee e restituire alla musica una dimensione profondamente umana, intrecciando jazz, elettronica e sperimentazione sonora.
La musica di Anatemah si muove tra scrittura e improvvisazione, tra suono acustico ed elaborazione elettronica, dando forma a un linguaggio che, pur complesso, mantiene un’immediatezza emotiva. Il trio coltiva un’estetica che potremmo definire surrealismo quotidiano: una trasfigurazione sonora della realtà, dove l’onirico e l’irreale si fanno strumenti per esplorare l’identità e l’autenticità dell’esperienza personale.
Il progetto discografico in lavorazione si intitola “Sambeo Da Rocolo”, espressione dialettale veneta che riflette le radici territoriali dei musicisti e simboleggia, con la figura dell’uccello che attira altri con il suo canto, l’intento artistico del trio: creare un richiamo sonoro per l’essere umano contemporaneo, spesso disperso in una realtà frenetica e frammentata. Le composizioni diventano così inviti a spogliarsi delle maschere imposte dalla società e riconnettersi con la propria essenza.
Il progetto si arricchirà della collaborazione con il chitarrista e produttore Frank Martino, musicista visionario capace di espandere ulteriormente la profondità e l’immaginario sonoro del trio. La registrazione sarà accompagnata da un innovativo uso del video mapping, per dare vita a un’esperienza artistica immersiva e multisensoriale.
Anatemah è un laboratorio sonoro in continua evoluzione, che cerca nel suono una forma di verità, e nel palco uno spazio rituale per una nuova relazione tra arte e vita.
Sambèło da ròcoło
Daghe: una composizione dal carattere funky ed energico che intende evocare l’essenza dell’attività venatoria. Il brano si articola attraverso una metrica di 7/4 alternata (ora 4+3, ora 3+4) e specifici obbligati ritmici, elementi che mirano a tradurre musicalmente la dualità intrinseca della caccia: da un lato la vigoria fisica, la determinazione e il sacrificio che contraddistinguono questa pratica (compresi i disagi delle alzate antelucane e la meticolosa preparazione); dall’altro la compostezza, la pazienza contemplativa e l’acuta concentrazione necessarie per il successo dell’impresa venatoria.
Casoto: fatto di rami e foglie, il casoto è un piccolo ambiente dove il cacciatore si nasconde subdolamente per poter uccidere indisturbato. Come un hater su internet sferra vigliaccamente i suoi attacchi nell’ombra senza curarsi delle conseguenze delle sue azioni. Il fine ultimo è abbattere. Il pezzo fa parte della sezione “elettronica” di Sambeo da Rocolo, che consta di sei composizioni, dove stratificazioni sonore si mescolano a campionamenti e riffs di strumenti acustici e dove la post-produzione è un tassello fondamentale nel processo compositivo.
Aspexe: Il brano è ispirato alla misteriosa e affascinante natura dei serpenti, creature che evocano sia fascino che timore. La musica è stata composta per catturare l’essenza di questo animale, con un ritmo che si muove come un serpente attraverso la notte, avvolgendo l’ascoltatore in un’atmosfera di mistero e suggestione. Un reggae asimmetrico.
Tasi e tira: il silenzio necessario nel casoto per poter sparare cogliendo impreparata la preda. Anche qui torna il tema del nascondersi e combattere ad armi impari, spiazzando crudelmente le vittime, ignare del loro triste destino. I paralleli metaforici con il nostro modo di vivere sono tristemente moltissimi. Brano facente parte della sezione “elettronica” del disco. Sincopi e scalini ritmici si susseguono a rappresentare la cadenza degli spari.
Rento e frasche: una composizione energica con repentini cambi di tempo, come un inseguimento con cambi di direzione, come una fuga dentro ai cespugli, con tutta la confusione e l’imprevedibilità che ne conseguono. Anche questo pezzo è basato su una serie di intervalli, in questo caso quelli di terza minore e quello di quarta giusta.
No s’ciapo de osei: è un brano che cattura l’essenza della libertà e della bellezza di uno stormo di uccelli in volo. Con un ritmo leggero e aereo, la musica si libra e si muove come gli uccelli stessi, creando un’atmosfera di danza sospesa nel vuoto. Anche questa composizione è facente parte della sezione “elettronica” del lavoro.
Pan e Salado: un brano che costituisce una rappresentazione musicale del convivio post-venatorio, dove il cibo assurge a simbolo di genuinità e pragmatismo esistenziale. La composizione si articola attraverso una progressione strutturale che riflette la dinamica conversazionale: dall’esordio cadenzato ed enunciativo si evolve verso un precipitoso obbligato in 6/8, evocando il sovrapporsi frenetico dei discorsi. La sezione solistica, caratterizzata da un ritmo sostenuto e obbligati ritmici volutamente fuorvianti, culmina in un momento di improvvisazione libera che traduce musicalmente il confuso intrecciarsi di opinioni e temperamenti diversi. La ripresa tematica finale riconduce il tutto a una ricomposizione armoniosa, simboleggiando il ritorno alla quotidianità con rinnovata soddisfazione e appagamento collettivo.
S’ciopo con rinculo: è un brano “pesante”, con una ritmica violenta come lo è l’atto dello sparare. È emblematico di come l’ingegno umano possa creare tanta tecnologia affiancata a tanta brutalità. Di come sorprendenti invenzioni possano far progredire il sociale e di come possano trascinarlo nel baratro più profondo. Ossia: ogni creazione può servire ad un nobile scopo, il “rinculo” simboleggia il pericolo delle conseguenze di un suo uso controproducente. Il pezzo fa parte della sezione “elettronica” del cd.
Mola el can: fai andare il cane. L’animale è complice del cacciatore, esegue i suoi ordini. Un valzer danzato dall’uomo e l’animale, in simbiosi per attuare un piano di morte. È un pezzo ambiguo, come lo è in questo contesto il rapporto tra le due entità: un legame fatto di affetto e fiducia reciproca ma che viene sfruttato per seminare violenza. Anche l’amore può generare una complicità pericolosa?
La guardia forestale: un brano simil-“trip-hop”, cadenzato e simmetrico. Come l’incedere dell’autorità che regola le nostre vite. In maniera dada delle voci campionate raccontano di possibili scappatoie per sottrarsi ai dettami del potere. Elettronica evasiva.
Areo el tordo: l’attesa della preda, la sua osservazione, la scelta del momento per scoccare il colpo mortale mi hanno suggerito un pezzo meditativo ma attento, con cambi di atmosfera. Il pezzo è interamente basato su una serie di due intervalli, la seconda maggiore e la quarta giusta che viene suonata da basso e tromba anche retrogradata e invertita.
Mimetizà: torna il tema del camuffamento, del nascondersi per operare malamente nell’ombra. In qualche modo esce la figura della maschera. L’atto di indossare la maschera permette a chi la porta di perdere la propria identità e di assumere quella dell’essere o della forza che l’oggetto rituale rappresenta, creando un cambiamento di consapevolezza e un’alienazione dalle convenzioni sociali. Il casoto, la tuta mimetica del cacciatore nascondono l’insidia del lato oscuro che potenzialmente alberga in ognuno di noi e che può trovare sfogo anche in situazioni socialmente condannate ma pigramente accettate.
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