Esce per nusica.org, con il contributo di Nuovo IMAIE, Herbarium Sonorum, il nuovo disco del duo formato dal sassofonista Nicola Fazzini e dal contrabbassista Giovanni Maier: undici improvvisazioni libere, registrate in un’unica giornata in uno stavolo di montagna in Carnia, ciascuna intitolata a una pianta o un’erba.
43° produzione per nusica.org, associazione culturale che promuove e supporta artisti innovativi.
| Il progetto non nasce da un’intenzione dichiarata di incidere un disco, ma da un’amicizia musicale costruita attraverso oltre vent’anni di incroci occasionali. Fazzini e Maier avevano già suonato insieme in quartetto diversi anni fa, per poi ritrovarsi colleghi al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, dove insegnano rispettivamente Composizione Jazz e Contrabbasso e Basso Elettrico Jazz. È nel 2025 che la loro frequentazione musicale assume una forma più continuativa, con la scelta di sperimentare il duo. L’album è stato registrato venerdì 24 aprile 2026 presso lo stavolo di Nello Schneider a Curiedi, località di Fusea, in provincia di Udine. Tipica costruzione di montagna in pietra e legno, un tempo rifugio per i pastori e luogo di lavorazione del formaggio, lo stavolo è oggi uno spazio silenzioso, dall’acustica naturale, che ha restituito fisicità al suono del duo. Il lavoro si è sviluppato lontano dalle logiche di uno studio tradizionale, in un ambiente che diventa parte attiva della fisionomia dell’album. |
| Il richiamo al mondo vegetale si inserisce in una tradizione che attraversa la storia del jazz — da Scott Joplin a Duke Ellington, la natura ha spesso offerto un vocabolario simbolico alla musica —, ma in Herbarium Sonorum il riferimento botanico si allontana da ogni lettura puramente evocativa: la costruzione sonora del duo rimanda meno a un giardino ordinato che a una selva densa, imprevedibile e in continua trasformazione. Anche i titoli delle undici tracce nascono da un’esigenza concreta più che da un disegno preventivo. In vista della registrazione, Fazzini e Maier hanno scelto di predisporre per ciascun brano un titolo, affidandosi a un lessico botanico capace di raccontare gusti, memorie e affetti privati: la vite, Vitis vinifera; il grano, Triticum turgidum dicoccum; fino alle suggestioni raccolte tra l’orto della madre di Fazzini e le erbe spontanee della Carnia, come la Cicerbita alpina. |


