40 – Face of the Bass Clef
40 Face of the Bass Clef
Ornetrio Tangheri e i Lestofanti della 19F
Esce per nusica.org una rilettura del repertorio di Ornette Coleman per trio basso, violoncello e sax tenore, sospesa tra scrittura cameristica e improvvisazione.
Il disco è su tutte le piattaforme digitali dal 18 febbraio 2026, preceduto dal singolo Una Muy Bonita, in uscita il 13 febbraio.
Ornetrio Tangheri e I Lestofanti della 19F
Paolo Jus – basso
Mariano Bulligan – violoncello
Giorgio Giacobbi – sax tenore
Rileggere Ornette Coleman tra scrittura e improvvisazione
Il progetto Ornetrio Tangheri e i Lestofanti della 19F nasce da una ricerca musicale avviata da Paolo Jus attorno al repertorio di Ornette Coleman, affrontato non come semplice omaggio ma come materiale da rimettere in gioco attraverso la scrittura e l’improvvisazione. Un lavoro che prende forma inizialmente in ambito accademico, all’interno del percorso di studi al Conservatorio di Trieste, e che si sviluppa poi come progetto autonomo, con una fisionomia precisa. Pubblicato da nusica.org, Face of the Bass Clef è il 40° album della label trevigiana.
Il titolo del disco richiama The Face of the Bass, brano di Coleman, e chiarisce la prospettiva del progetto, pensata a partire dalla chiave di basso. Il punto di partenza è l’idea di un trio “da camera” inusuale, costruito su un baricentro timbrico nel registro grave: una scelta che incide direttamente sulla scrittura e sull’equilibrio del gruppo, portando i tre strumenti a condividere lo stesso spazio sonoro e a contribuire in modo paritario alla costruzione dell’armonia. Nella prima idea di organico lo strumento poi diventato sax era un trombone, ma anche dopo questa evoluzione l’impianto resta compatto, concentrato, coerente.
Paolo Jus, musicista eclettico classe ’92, si muove con naturalezza in diversi contesti sonori. Autore di musiche per il teatro e apprezzato bassista friulano, ha dato vita a un progetto originale circondandosi di talenti del territorio che condividono con lui la passione per la sperimentazione e la commistione dei linguaggi musicali. Da questa visione prende forma anche la scelta dell’organico e della scrittura: gli arrangiamenti, firmati da Jus, sono pensati per un organico essenziale e molto caratterizzato – basso, violoncello e sax tenore – in cui Mariano Bulligan, già conosciuto e stimato nel mondo dell’improvvisazione libera, e Giorgio Giacobbi, sassofonista poliedrico capace di sfruttare al massimo le possibilità timbriche e tecniche del proprio strumento, definiscono l’identità del progetto attraverso un dialogo costante tra improvvisazione, scrittura e attenzione al suono come materia espressiva.
«Il mio incontro con Ornette Coleman è stato spiazzante – racconta Paolo Jus – Mi aspettavo un free “estremo”, e invece ho trovato una musica precisa, ritmica, dove ogni gesto ha un peso e una direzione. Da lì è nata una domanda che mi accompagna ancora: come si passa dalla costruzione alla destrutturazione, e come si possono tenere insieme libertà e forma senza che, per chi ascolta, tutto diventi un rumore indistinto. Mi interessa il punto in cui la scrittura si apre e diventa improvvisazione senza perdere coerenza: non libertà come arbitrio, ma libertà come scelta, dentro un linguaggio condiviso. “Face of the Bass Clef “nasce da qui, dal tentativo di mettere in relazione rigore cameristico e improvvisazione libera, lasciando che siano il contesto e la relazione tra i musicisti a tenere insieme la forma.»
Il disco ruota attorno a una tensione costante tra due poli: da un lato una scrittura rigorosa, di impronta cameristica, dall’altro la libertà dell’improvvisazione legata alla pratica del free jazz. È una dialettica che si sviluppa direttamente nella musica, attraversando diversi gradi di relazione tra struttura e libertà e aprendo a più modi di intendere la musica improvvisata.
All’interno del repertorio, i brani assumono forme e funzioni differenti, seguendo una traiettoria che mette in gioco modalità diverse di rapporto tra scrittura e improvvisazione. Si parte con Lonely Woman, riletto con un impianto che richiama l’idea di un quartetto d’archi e con una costruzione, al netto degli spazi solistici, sostanzialmente scritta dall’inizio alla fine. The Sphinx mette subito in relazione un tema cameristico rigidissimo con una improvvisazione che, proprio perché preparata da una scrittura ferrea, può diventare radicale.
Il punto di massima apertura è rappresentato da W.R.U., dove il tema funziona come una sorta di “copertina” e il brano si costruisce in tempo reale, guidato dal basso in una logica di ascolto e risposta. Dentro questo arco si inseriscono però due episodi che mettono ulteriormente a fuoco il carattere del progetto: Una Muy Bonita porta in primo piano un’idea quasi teatrale, in cui una “storiella” diventa struttura musicale e l’arrangiamento vive anche di ciò che non è scritto sullo spartito; Human Being – unica composizione non firmata da Coleman – è un brano di Charlie Haden, scelto da Jus come figura chiave e riferimento naturale di quel mondo, in cui l’improvvisazione resta legata allo sviluppo di cellule ritmico-melodiche del tema.
Da qui il disco avvia un movimento di ritorno verso una nuova sintesi: Chanting recupera un lessico più cameristico e chiude di fatto l’album come progetto. Congeniality, ultimo brano, è invece un basso solo con funzione di “riordino delle idee”, un congedo che ribadisce l’idea di improvvisazione come racconto e costruzione nel tempo.
Ne emerge un disco che affronta l’improvvisazione come pratica consapevole e condivisa, lontana dall’idea di casualità, in cui ogni scelta trova senso all’interno di una costruzione collettiva.
Ornetrio Tangheri e I Lestofanti della 19F
Face of the Bass Clef
Tracklist
Lonely Woman
The Sphinx
W.R.U.
Una Muy Bonita
Human Being
Chanting
Congeniality
Produzione
Pubblicato da nusica.org, 2026
Per informazioni
www.nusica.org – info@nusica.org
Ufficio stampa e comunicazione
Giuseppe Bettiol – comunicati@giuseppebettiol.it – +39 349 1734262
Profili
Paolo Jus
Paolo Jus (nato il 22 gennaio 1992) è musicista e compositore. Diplomato in chitarra jazz e basso elettrico al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, dal 2012 insegna basso, chitarra e musica d’insieme in diverse scuole del Friuli. Dal 2024 è referente dei corsi di musica moderna e musica d’insieme della scuola Sinota Cultura e Musica.
Collabora con numerosi artisti, tra cui Efrem Scacco, Marco d’Orlando, Mosè Andrich, Francesco Bressan, Armando Battiston, Luca Colussi, Rudy Fantin, U.T. Gandhi, Lorena Favot, Riccardo Chiarion, Francesco Vattovaz, Nicoletta Taricani, Eleonora Lana, Aurora Rays, Barbara Munjas, Giorgio Giacobbi, Camilla Collet, Tryphon Evarist.
Si è esibito in diversi festival, tra cui Il Jazz per le Terre del Sisma, Gaiajazz, Borghi Swing, Le Voci dell’Inchiesta, International Jazz Day a Palmanova, Vinitaly, Valdobbiadene Jazz, Head Light Fest, Pordenonelegge, More Than Jazz, Le Nuove Rotte del Jazz.
Collabora inoltre con Molino Rosenkranz, Saltarello e L’Arlecchino Errante alla realizzazione di musiche originali per spettacoli. Con L’Arlecchino Errante ha composto le musiche per una trasposizione russa de Il bugiardo di Carlo Goldoni, in scena all’A.A. Bryantsev Theater for Young People di San Pietroburgo.
Giorgio Giacobbi
Giorgio Giacobbi si avvicina al sassofono nel 2003. Dal 2011 al 2017 studia al Dipartimento Jazz del Conservatorio “G. Tartini” di Trieste con Klaus Gesing, Giovanni Maier, Matteo Alfonso e Riccardo Chiarion. Tra il 2019 e il 2021 insegna sassofono, gruppo jazz, orchestra di fiati e percussioni e musica d’insieme al Liceo Musicale Carducci-Dante di Trieste.
Oggi è attivo in diversi progetti, con la maggior parte dei quali ha all’attivo pubblicazioni discografiche: Filaments of Existence; Ishi no Hoden di Camilla Collet; Sosuu di Pietro Spanghero; IZ di Paolo Ius; Travelling Notes di Sebastian Piovesan. Con quest’ultimo progetto, nel 2019 vince il secondo premio e il premio del pubblico nella sezione “gruppi” del concorso nazionale Chicco Bettinardi per i nuovi talenti del jazz italiano. Il disco omonimo è stato registrato presso lo studio Artesuono di Stefano Amerio ed è uscito per l’etichetta italiana Dodicilune.
Mariano Bulligan
Mariano Bulligan (Udine, 1983) è violoncellista, cantante e sound-artist. Si è esibito in Italia e all’estero (tra Europa, Cina, Canada e Ruanda) in sale e festival, tra cui Shanghai Grand Theater, Ravenna Festival, China Shanghai International Art Festival e BRDA Contemporary Music Festival, aprendo ai 100 Cellos di Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi. Ha collaborato con il Mozarteum di Salisburgo e il Sandor Vegh Institute for Chamber Music Salzburg; nel 2013 è stato composer in residence al Notam Center di Oslo con il supporto di PNEK Norway.
Nel 2023 pubblica VII Stazione – Hiroshima (The Jellyfish Label) e nel 2024 Apple Bits – Holsen/Bulligan/Furlan (Klopotec Records), ricevendo attenzione dalla stampa italiana e internazionale. È stato ospite di trasmissioni su RAI Radio 3 (Fahrenheit, Sei Gradi), RAI Radio 1 FVG, Rai5, Mediaset e Dragon TV di Shanghai. Scrive per teatro e cinema: tra i lavori, le colonne sonore per VII Stazione – Hiroshima (in collaborazione con il Far East Film Festival) e Il tempo delle lucciole di Alessandro Ruzzier; per il cortometraggio Astrid di Anna Antonelli è co-autore del brano Another Day, premiato ai Milan Golden Award (Miglior Colonna Sonora per Cortometraggio).
Attivo nella musica improvvisata, collabora con progetti e musicisti internazionali e incide per diverse etichette; con la Brez Meja Orkester si è esibito con Evan Parker, Saadet Turkoz, Johannes Bauer e Zlatko Kaucic. Diplomato in violoncello al Conservatorio “J. Tomadini” di Udine, ha studiato alla Estonian Music and Theatre Academy e nel 2025 ha conseguito il Diploma Accademico Magistrale in Didattica della musica (violoncello) al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, studiando anche composizione e canto jazz.
Face of the Bass Clef
Il progetto “Ornetrio” nasce dalla curiosità del bassista Paolo Jus verso il repertorio di Ornette Coleman. L’attenzione viene posta sui temi del sassofonista, padre del Free jazz, che Jus riprende e riarrangia con l’intenzione di imbastire una sorta di inusuale trio da camera. L’idea è sperimentare in un unico repertorio rigidità classica su suono/ritmo/note e totale libertà espressiva figlia del Free Jazz.
Gli arrangiamenti sono per Basso, Violoncello (suonato da Mariano Bulligan già conosciuto e stimato all’interno del mondo dell’improvvisazione libera) e Sax Tenore (suonato da Giorgio Giacobbi, sassofonista poliedrico in grado di sfruttare al massimo le possibilità timbriche e tecniche del proprio strumento).
Lonely Woman
il brano che apre il disco è Lonely Woman, il tema in questo caso è stato arrangiato proprio per somigliare ad un’esecuzione di un quartetto d’archi. L’intera costruzione del brano (escluse le improvvisazioni di sax e basso) è scritta dall’inizio alla fne.
The Sphinx
in The Sphinx invece convivono le 2 anime estreme del disco: scrittura cameristica per il tema che prepara come fosse un elastico la libera improvvisazione
Una Muy Bonita
In questo brano una parte importante dell’arrangiamento non è scritto sullo spartito ma è impresso sulla storiella che viene musicalmente rappresentata. La storia comincia con 3 molto poco eleganti individui che cercano di impressionare questa “Muy Bonita” mettendo in mostra le loro capacità tecniche ed espressive arrivando addirittura al duello fnale tra Sax e Cello. Nel mentre il motivo del loro confronto se ne va lasciando i 3 unici spettatori del loro Show.
Human Being
Human Being è un brano del più celebre collaboratore e “erede spirituale” di Ornette che è Charlie Haden. Lo svolgimento di questo brano si ha effettivamente tutto nella pagina dove è scritto in quando dopo un tema all’unisono l’improvvisazione simultanea dei 3 strumenti sfrutta esclusivmente cellule ritmo/melodiche del tema che viene così mescolato e rimescolato.
Wru
Il tema di W.R.U. È utilizzato esclusivamente come “copertina” fronte e retro di un brano interamente improvvisato che utilizza la risposta di sax e cello agli input del basso per creare ed elaborare l’atmosfera voluta dal leader. Una sorta di “conduction” dove la guida è il basso.
Chanting
Chanting riprende in parte l’idea iniziale di Lonely Woman ritornando verso il linguaggio cameristico con anche improvvisazioni che hanno una base ritmica o armonica alla quale far riferimento e chiudendo di fatto L’album come progetto
Congeniality
l’ultimo brano è un basso solo con una funzione di riordino delle idee dove si prende fato e ci si libera il più possibile sul tema di quest’ultimo brano di Onette.
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